mercoledì 22 marzo 2017

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: SCARLETT JOHANSSON
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Sensualità e charme in un viso d'angelo, nelle camaleontiche qualità di attrice nel nome di Scarlett Johansson, ultima grande sex symbol di Hollywood.

A volte il destino di una attrice può sembrare proprio lo specchio di quel brutto anatroccolo capace di tramutarsi in quel bellissimo cigno ammirato da tutti. Se consideriamo il debutto tiepido di una trepidante adolescente senza forme nel drammatico L'uomo che sussurrava ai cavalli di Robert Redford, di strada Scarlett ne ha fatta parecchia, passando dagli spot in tenere età per approdare al cinema con forti ambizioni, grazie alla pièce teatrale Sofistry accanto ad Ethan Hawke. Figlia di Karsten Johansson (architetto) e Melanie Sloan (attrice e produttrice), i primi passi nella mecca del cinema portano i nomi di Genitori cercasi e Mamma, ho preso il morbillo, per confermare doti più mature di attrice in Ghost World di Terry Zwigoff e In fuga per la libertà di Eva Gàrdos, ricevendo le prime candidature al Golden globe con Lost in Translation di Sofia Coppola e La ragazza con l'orecchino di Perla di Peter Webber. La strada del successo comincia ad essere tutta in ascesa, passando dai riuscitissimi In Good Company (al fianco di Topher Grace e Dennis Quaid) e Match Point diretta dalla mano sapiente di un inedito Woody Allen. Ne diventa ovviamente al sua musa nei successivi Scoop e Vicky Cristina Barcelona, senza tralasciare dei picchi di celebrità nell'inedito The Island (rivisitazione del classico La fuga di Logan) di Michael Bay, per passarare a Black Dahlia di Brian De Palma a L'altra donna del Re di Justin Cadwick. La notorietà di un vasto pubblico arriva con le incarnazioni da super eroina nelle vesti de la Vedova Nera nei vari Avengers e l'incursione nell'Iron Man 2 di Jon Favreau sino ai due capitoli di Captain America (The Winter Soldier e Civil War). Ruoli di azione che riescono a confermare una sensualità di attrice che ben si abbina alla dinamicità di un cinema che cerca, nella fascia dei più giovanissimi, quella stabilità di consensi che determinano la qualità di un cinema in costante crescita. Caratteristiche confermate dall'abilità di un regista come Luc Besson, che l'ha diretta nel drammatico fantasy Lucy. Una carriera divisa tra la musica e la moda, incidendo gli album Anywhere I Lay My Head e Break Up, prestando poi il suo volto alle varie campagne di moda di Louis Vuitton, Calvin Klein e Dolce e Gabbana, con la clip Street of Dreams diretta da Martin Scorsese.
Paolo Vannucci

martedì 21 febbraio 2017

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: LILY COLLINS
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Sensualità e romanticismo, per una delle attrici che ha rielaborato il ruolo di primattrice nelle qualità di Lily Collins.
Pensate che essere figli di rock star voglia dire avere una strada facile per puntare al ruolo di protagonista nel panorama competitivo di Hollywood? Sicuramente ne sa qualcosa la collaudata Liv Tyler, figlia del leader degli Aerosmith, che si è fatta strada tra partecipazioni ai videoclip per diventare protagonista d'eccezione nella trilogia dell'Anello, oltre al famoso apocalittico Armageddon di Michael Bay (con la hit musicale firmata dall'arcinoto padre). Stessa sorte sembra appartenere alla nostra Lily Collins, figlia del famoso batterista dei Genesis, Phil. Ambiziosa e talentuosa sin nei primi anni dell'infanzia, si appassiona al teatro alla precoce età di cinque primavere, per passare ad una adolescenza che la vede rivestirsi di uno spiccato senso del giornalismo, tanto da scrivere per testate di livello internazionale quali Teen Vogue e il Los Angeles Times, per ottenere la specializzazione in giornalismo televisivo alla University of Southern California. Viene notata come seducente testimonial del patinato mondo glamour della moda, posando per Chanel e Glamour, per assorbire quel mondo del cinema che la mette in luce con la partecipazione a The Blind Side di John Lee Hancock. Seguono velate prove di attrice in Priest e Abduction – Riprenditi la tua vita, quest'ultimo diretto da John Singleton e recitato al fianco di Taylor Lautner. Il vero successo di pubblico arriva con la rivisitazione del classico di Biancaneve, nel Mirror Mirror di Tarsem Singh, al fianco di una perfida Julia Roberts nel ruolo della matrigna. Un viso dolce che si ripiega facilmente nella commedia adolescenziale, ma che punta in alto con ambizione e intelligenza, visto le apparizioni riuscite in Stuck in Love, diretto da Josh Boone e The English Teacher, di Craig Zisk. La conferma di una riuscita alchimia di sentimento e commedia arriva con Scrivimi ancora, diretto da Christian Ditter, al fianco di Sam Claflin, ma il grande blockbuster di pubblico si cela dietro la scelta per il ruolo della giovanissima quindicenne Clary, nell'adattamento della trilogia scritta da Cassandra Clare, Shadowhunters – Città di ossa, per quel filone aperto dal fortunato ciclo vampiresco di Twilight, dal cui cast riemerge Jamie Bower, al suo fianco dopo il ruolo di Caius dei Volturi. La moda la reclama come volto per Lancôme, mentre non rinuncia ai ruoli di buon cinema per i successivi Rules Don't Apply, diretto da Warren Beatty, To the Bone di Marti Noxon e Okja di Bong Joon Ho, nel cui cast si uniscono Jake Gyllenhaal e Tilda Swinton, in uscita nel 2017.

Paolo Vannucci 

domenica 22 gennaio 2017

DiCinema: la nuova Hollywood

Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Il Divo camaleontico di tutti i tempi. Vera maschera d’attore, per uno dei volti che hanno celebrato il cinema mondiale, nel carisma di Robert De Niro.

DiCINEMA: ROBERT De NIRO
Ogni artista, è risaputo, mette se stesso in ogni sua opera, che sia pittura, musica, letteratura o, come in questo caso, recitazione. Se poi l’artista deve il proprio talento a quella caparbietà caratterizzata dalla propria etnia, portata con quella fierezza che volentieri rinvigorisce di autenticità un cliché annaffiato dalla stessa veridicità anacronistica che determina in molti casi la sceneggiatura... , ancora meglio. In questo caso, gli auspici non potevano essere migliori, considerando i natali devoluti da una famiglia baciata dal sacro fuoco dell’arte, nel padre Robert pittore e la madre Virginia poetessa e pittrice. Robert De Niro (Di Niro, il cognome originale dei nonni paterni, emigrati nel 1890 da Ferrazzano), con gli studi superiori abbracciati dalla Little Red School House dove si laurea, per percorrere quella strada di attore che lo vede sorretto da quei pigmalioni che credono in quella aspra caratterizzazione richiesta dai primi successi, dal Taxi Driver di Martin Scorsese (vero alter ego dell’attore) al giovane Corleone (primo Oscar come attore non protagonista), nel marchio DOP della saga diretta da un altro italo americano d'élite, Francis Ford Coppola nel suo Il Padrino. Ma il primo a credere in De Niro è Brian De Palma, che lo dirige prima in Ciao America!, influenzando la propria prova registica in Bronx, vent’anni dopo, ricucendo quella Little Italy celebrativa da ogni convenevole di parte, per proseguire con lo stesso Elia Kazan, padre dell’Actors Studio, che lo dirige in Gli Ultimi fuochi, apripista di un genere proseguito l’anno successivo dallo stesso Scorsese con l’analogo New York New York. Bernardo Bertolucci lo vuole insieme a Gèrard Depardieu, per quell’ampio ritratto storico di classe, battezzato Novecento, stessa operazione fatta da Sergio Leone per il suo pretenzioso C’era una volta in America (sulla falsariga del miglior Coppola), per arrivare alla celebrazione del proprio culto in due ampi successi, nel Il Cacciatore di Michael Cimino (primo ruolo importante per Meryl Streep, al fianco di Savage e Walken) e lo splendido Toro Scatenato di Scorsese, biopic del pugile Jack La Motta (il toro del Bronx), magistralmente fotografato da Michael Chapman, che gli vale l’Oscar per la miglior interpretazione. Di lodevole impegno spiccano Mission di Roland Joffè (al fianco di Jeremy Irons) e la prova in salsa black comedy di Alan Parker, Angel Heart, nei panni di Lucifero nel recriminare la propria anima ad un incauto Mickey Rourke in salsa voo-doo. La carriera di De Niro è un susseguirsi di ruoli di primaria importanza, mantenendo sempre alto il margine dissacratorio della commedia facile, passando dai restyling d’autore per Non siamo angeli (Sean Penn e Demy Moore, nei ruoli che furono di Bogart e Ustinov) e Cape Fear (insieme a Nick Nolte), per lievitare la facile risata nei recenti Ti presento i mei (in coppia con Ben Stiller), Un Boss sotto stress e la recente parentesi italiana diretta da Veronesi, in Manuale d’amore 3, con una Monica Bellucci in burrose forme mediterranee. Tutto a contornare un mostro sacro di attore che ha saputo caratterizzare i propri personaggi, sino al punto di autenticarli con le proprie caratteristiche, vedi la trasformazione avvenuta per mano di Kenneth Brangah, nell’omonimo Frankeinstein di Mary Shelley. Di non meno importanza rimangono i confronti diretti con i ruoli che lo hanno consacrato, vedi Il grande match, diretto da Peter Segal, nel rapporto con un rivale pugilistico di tutto rispetto in Sylvester Stallone, per passare a Lo stagista inaspettato (di Nancy Meyers) e lo stesso Nonno scatenato di Dan Mazer.
Paolo Vannucci

mercoledì 21 dicembre 2016

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: JAMES McAVOY
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Carisma e ribellione, per uno dei volti del cinema internazionale che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di James McAvoy.
Quando l'irrequietezza non prevalica il buon gusto dell'educazione, assimilando tutti quei canoni esistenziali che formano la personalità dei giovani di ogni generazione. James Andrew mcAvoy (Scozzese puro, classe '79) ha il privilegio di poter dispensare il proprio carattere forgiato nell'umiltà, per elargire ruoli di una recitazione che lo hanno immedesimato negli stessi caratteri proposti, unendo il divo al ragazzo della porta accanto. Nato da madre infermiera e padre muratore, divorziati all'età di sette anni, ha combattuto il proprio conflitto adolescenziale tra il desiderio ecclesiastico e la carriera militare, optando felicemente per una formazione artistica diplomandosi alla Royal Scottish Academy of Music and Drama. Il debutto cinematografico avviene con la pellicola diretta da David Hayman, The Near Room, continuando con ruoli che non lo pongono al centro dell'attenzione, almeno sino a quando viene scelto dal regista Andrew Adamson per interpretare il ruolo del fauno Tumnus nel primo episodio della saga Le cronache di Narnia – Il leone, la strega e l'armadio. Continua alternando film drammatici alla commedia disimpegnata, passando da L'Ultimo Re di Scozia (di Kevin McDonald) a Penelope, favola moderna al fianco di Christina Ricci. Il vero successo nella conferma di giovane attore arriva con il drammatico film diretto da Joe Wright, Espiazione, al fianco di Keira Knightley, confermando le proprie indiscusse capacità riposte nello stesso carisma, nel complesso dramma storico The Conspirator, diretto da Robert Redford. Tutto questo per un preambolo da grande protagonista, grazie ai fantomatici super eroi della Marvel, rivestendo il ruolo del Dottor Xavier nei prequel riposti nei personaggi noti come X-Men, succedendo al ruolo dell'anziano Patrick Stewart in tre capitoli che hanno avuto il pregio di costruire al meglio le complessità adolescenziali del noto gruppo di mutanti. Una carriera felicemente avviata, per un volto che non rinuncia al teatro, recitando in una pièce diretta da Richard Greenberg, Three Days of Rain, con un buon successo di pubblico e critica.

Paolo Vannucci 

mercoledì 23 novembre 2016

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: TOM HANKS

Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi  che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide

Comicità, drammaticità e impegno, per uno dei volti del cinema internazionale che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di Tom Hanks.

“Uno per tutti e tutti per uno” sembra essere il motto più adeguato per descrivere uno dei volti più rappresentativi del cinema mondiale contemporaneo, tramutando quella innata predisposizione alla verve comica in uno stile che s'addice alla commedia drammatica come alla satira più disimpegnata. Tutto ciò appartiene al grande Tom Hanks (Concord, 1956) di padre americano (lontano discendente del presidente Lincoln) e di madre portoghese. Si diploma alla California State University di Sacramento e approda alla televisione appena ventenne con la serie televisiva Henry e Kip, a cui seguono Love Boat, Happy Days e il più fortunato Casa Keaton, esprimendo, in quelle brevi apparizioni da autentici cammei, tutto il suo potenziale che imploderà nel primo successo cinematografico da vero protagonista, in quel Splash – Una sirena a Manhattan diretto da Ron Howard, accanto ad una esordiente Daryl Hannah, a cui seguiranno dei veri successi commerciali di puro divertimento in stile American Graffiti, passando da Bachelor Party – Addio al celibato (regia di Neal Israel) a L'uomo con la scarpa rossa (di Stan Dragoti) e lo stesso Casa, dolce casa? (regia di Richard Benjamin), araldi di un disimpegno che ha potuto sagomare un carisma della risata intelligente. Il salto alla commedia di grandi pretese arriva con Big, rifacimento del nostrano Da grande con Renato Pozzetto, aggiungendo un tocco di originalità tutta americana per mano di Penny Marshall. Stesso stile per i successivi L'erba del vicino e Turner e il casinaro, per approdare finalmente al cinema d'impegno con Il Falò delle Vanità di Brian De Palma, accanto a Bruce Willis e Melanie Griffith. Ottimo cinema di grande respiro con Ragazze vincenti di Penny Marshall e Insonnia d'Amore di Nora Ephron, rispettivamente accanto a Geena Davis e Meg Ryan. Il tanto sospirato Oscar per un cinema d'impegno arriva con Philadelphia di Jonathan Demme, vero portabandiera sui pregiudizi legati al fenomeno dell'AIDS e sull'omofobia causata dall'omosessualità. Successo bissato l'anno successivo con l'imponente Forrest Gump di Robert Zemeckis, aggiudicandosi la seconda statuetta per il Miglior attore protagonista, in quella favola tutto zucchero e poesia tratta dal romanzo di Winston Groom. Ron Howard lo rivuole in grande stile per il suo Apollo 13, biopic sulla tanto celebrata missione più disastrosa della NASA,  a cui seguono pellicole di grande richiamo quali Salvate il soldato Ryan di Steven Spielberg, che firma anche i successivi Prova a Prendermi,The Terminal e Il Ponte delle Spie. La fortuna lo vede nuovamente grande protagonista con la serie di romanzi di Dan Brown, a cui Ron Howard deve tutta la sua peculiarità di regista, firmando il trittico composto da Il Codice da Vinci, Angeli e demoni e InfernoSeconda prova da regista (l'antecedente Music Graffiti) con L'amore all'improvviso, per rispolverare il cinema dei grandi sogni e orizzonti con Cloud Atlas, diretto a quattro mani da Lana Wachowski e Tom Tykwe. Da segnalare Captain Phillips – Attacco in mare aperto di  Paul Greengrass, per tornare a deliziare il pubblico delle grandi occasioni con Saving Mr. Banks di John Lee Hancock, biopic sulla travagliata nascita del capolavoro di Walt Disney, Mary Poppins.

Paolo Vannucci

venerdì 21 ottobre 2016

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: JUDE LAW
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Carisma e raffinatezza british, per uno dei volti del cinema internazionale che ha saputo imporsi da grande protagonista nella mecca hollywoodiana, nelle qualità di attore di Jude Law.

Ogni attore che si rispetti vorrebbe lasciare un segno concreto della propria personalità nel difficile mestiere di incantatore, rubando il fascino a quella maestria che si rafforza nella ribalta del teatro. Jude Law ha saputo conciliare due mondi artistici cogliendone l'essenza migliore, per diventare autenticità e originalità di impostazione nel suo essere talento. Nato a Londra (classe '72), ha iniziato la sua carriera di attore calcando le scene teatrali del National Youth Music Theatre, per poi essere notato nella produzione diretta da Sean Mathias con il titolo di Les Parents terribles, successivamente riportata a Broadway recitando al fianco di Kathleen Turner, ottenendo una nomination al Theatre World Award. Il debutto cinematografico arriva con Shopping, diretto da Paul W.S. Anderson, ma gli oneri migliori arrivano con Wilde, diretto da Brian Gilbert, biopic sulla vita del celebre poeta interpretato da Stephen Fry che gli vale il premio come migliore promessa con l'Evening Standard British Film Award. Segue il fortunato Gattaca – La porta dell'Universo, diretto da Andrew Niccoli, recitando al fianco di Ethan Hawke e Uma Thurman. Prima nomination agli Oscar come Miglior attore non protagonista con il film Il talento di Mr. Ripley di Anthony Minghella, a cui seguono Il nemico alle porte (diretto da Jean-Jaques Annaud) e il circo multicolore diretto da Steven Spielberg, nel pretenzioso A.I. - Intelligenza Artificiale, prestando il volto ad un Lucignolo futurista per la trasposizione più originale ispirata alla celebre favola di Collodi. Nuova candidatura all'Oscar come Miglior attore protagonista, sempre con Anthony Minghella alla regia, per Ritorno a Cold Mountain. Ennesima incursione nel fantasy con Sky Captain and the World of Tomorrow, per impreziosire vari film quali Alfie (diretto da Charles Shyer), Closer (di Mike Nichols) e l'imponente The Aviator del grande Martin Scorsese, al fianco di Leonardo DiCaprio. Una dialettica di sicuro successo, che si rivaluta nel Un Bacio Romantico, diretto da Kar Wai Wong, per rinvigorire la vena teatrale con il regista Kenneth Branagh per il suo Sleuth – Gli insospettabili. Terry Gilliam lo pretende per conciliare la multiforme interpretazione del protagonista di Parnassus – L'uomo che voleva ingannare il diavolo, per proporsi ad uno dei ruoli di maggior successo nei panni del fedele Watson per la trasposizione più originale di Sherlock Holmes diretto da Guy Ritchie. Incursione di magistrale importanza nell' Anna Karenina diretto da Joe Wright, per passare al drammatico Effetti Collaterali di Steven Soderbergh e all'imponenza di Grand Budapest Hotel diretto da Wes Anderson. Una magia che si ripropone inalterata per quel rigore che solo il suo carisma riesce ad elargire, per ritrovarlo intatto nell' Hugo Cabret del maestro Scorsese, per dimostrare la sua variegata capacità di immedesimazione in The Young Pope, miniserie televisiva creata e diretta da Paolo Sorrentino e presentata alla 73° Mostra del Cinema di Venezia.
Paolo A. Vannucci

lunedì 26 settembre 2016

DiCinema: la nuova Hollywood

DiCINEMA: KEIRA KNIGHTLEY
Un viaggio nello star system mondiale, per conoscere gli attori e i registi che hanno rinnovato l’ultima generazione di miti in celluloide
Sensualità e tenacia, nelle autentiche qualità di attrice nel nome di Keira Knightley, ultima eroina di Hollywood.

Riuscire a catalizzare l'attenzione, stabilendo quel compromesso in un equilibrio di attrice che ti permette di dipingere di sfaccettature ogni tuo personaggio, rimane il privilegio di poter toccare gli apici di un successo meritato nel proprio nome, dove determinazione e talento sono il risultato di quelle qualità. Tutto questo in un nome, autentico e “battagliero” come la sua determinazione ad imporsi nel grande panorama del cinema hollywoodiano; Keira Knightley. Inglese purosangue (Teddinghton, 26 marzo 1985), da padre attore e madre sceneggiatrice, il battesimo arriva con le prime produzioni televisive a nove anni, nel film TV A Village affair, ma è con George Lucas che arriva il successo del grande cinema, con l'interpretazione di Sabé nell'episodio Star Wars – La minaccia fantasma. Ancora qualche sforzo ben riposto nella commedia Sognando Beckham di Gurinder Chadha, per approdare alla fortunata saga diretta da Gore Verbinski, Pirati dei Caraibi, accanto al poliedrico Johnny Depp. Tra duelli in alto mare e amori contesi, intervalla interpretazioni di grande effetto, cominciando dal film diretto da Richard Curtis, Love Actually – L'Amore davvero, poliedrico valzer tra i grandi nomi del cinema mondiale, quali Hugh Grant, Liam Neeson, Emma Thompson, Alan Richman e Colin Firth. Inossidabile nei ruoli di eroina in costume, la troviamo nell'inedito ruolo di Ginevra nel King Arthur di Antoine Fuqua, per passare al più complesso e importante ruolo di Lizzie nella trasposizione diretta da Joe Wright, Orgoglio e Pregiudizio, per cui riceve la sua prima nomination all'Oscar. Ormai diventata un autentico volto di buone garanzie, viene scelta nuovamente dal regista per l'ambizioso Espiazione, al fianco di un misurato James McAvoy. Di spicco risulta l'emblematico Non lasciarmi diretto da Mark Romanek, al fianco di Andrew Garfield, per dare un tocco di originalità al drammatico film dedicato alle angosce psicoanalitiche diretto da David Cronenberg, A Dangerous Method. Nuovamente chiamata all'appello da Joe Wright per l'imponente Anna Karenina, viene scelta da Kenneth Branagh per Jack Ryan – L'iniziazione, prima di arrivare alla seconda nomination all'Oscar per Miglior attrice non protagonista con il film diretto da Morten Tyldum, The Imitation Game. Tutto questo ad incorniciare uno dei volti più rappresentativi di un cinema di ampio respiro e grande valore, che ha solo potuto elargire un talento nella garanzia di una attrice di successo.
Paolo Vannucci